Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le ultime novità legislative e giurisprudenziali.

Avvocato Michele Rondinelli – Veneto Banca – Banca Popolare di Vicenza – Banche Venete

Un tema molto caldo quello che riguarda le banche, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, un argomento che costantemente tiene impegnati tutti i media e per il quale in questo momento, su richiesta di Banca d’Italia è intervenuto il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) che con l’emissione dei Decreti nn. 185 e 186 del 2017 ha disposto la liquidazione coatta amministrativa, così come previsto ai sensi dell’articolo 80, comma 1, del Testo Unico delle Leggi in materia bancaria e creditizia – TUB e dell’art. 2 comma 1, lettera a), del Decreto Legge n. 99/2017 (convertito nella Legge 121/2017).

Per i media si parla di fallimento delle banche venete.

Al riguardo, si parla di “fallimento” delle banche venete. Il termine è improprio, ma si avvicina alla realtà dei fatti.

Le due banche, infatti, versano in uno stato di insolvenza e vi è la necessità di liquidare l’attivo tra i creditori.

Analogamente al fallimento vero e proprio, vi possono essere dei creditori che avranno il diritto di soddisfarsi per primi sul ricavato dell’attività di liquidazione, definiti creditori “privilegiati” ed altri che potrebbero veder soddisfatto solo in minima parte, a volte, purtroppo, nemmeno quella, il loro credito, e vengono definiti tecnicamente “chirografari”.

Nell’ambito di questa specifica procedura, è doveroso evidenziare anche che è intervenuto un “contratto di cessioni di azienda” nel quale solo una parte delle attività, delle passività e dei rapporti contrattuali facenti capo alle due banche venete sono stati ceduti alla banca Intesa Sanpaolo s.p.a.

I numeri delle banche venete (Corriere della Sera, 24 giugno 2017)

Insorgono qui le prime criticità, le analizziamo con voi.

Da un lato, abbiamo il contratto di cessione che contempla una serie di attività e di passività incluse o escluse dal trasferimento, prevedendo, tra l’altro, che tra le passività incluse sono compresi i contenziosi civili relativi a “giudizi”, ossia le cause civili già pendenti alla data del 26 giugno 2017, definito “contenzioso pregresso”, mentre sono escluse le passività consistenti in qualsiasi contenzioso, anche riferibile ad attività o passività incluse, che non rientrino nel contenzioso pregresso, cioè sono escluse dalla cessione le situazioni passive, attuali o potenziali, anche litigiose, che non siano riferite ad attività, passività incluse e in genere a rapporti ceduti, e che alla data del 26 giugno 2017 non siano già oggetto ci contenzioso giudiziale.

Dall’altro lato, il D.L. n. 99/2017, all’art. 3, co. 1 lett. c), prevede che le controversie relative ad atti o fatti occorsi prima della cessione, sorte successivamente ad essa, e le relative passività sono escluse dalla cessione e che, comunque, Intesa Sanpaolo s.p.a risponderà solo delle passività rientranti in ambito della cessione.

Può quindi prospettarsi una criticità tra il contratto di cessione là dove si riferisce ad un contenzioso giudiziario ed il D.L. là dove utilizza il termine generico di “controversia”.

In parole semplici, attualmente non è pacifico, se un contenzioso extra–giudiziale, tipo un reclamo o ad una istanza di mediazione instaurato prima del 26 giugno 2017 o, secondo altri, il 25 giugno 2017, faccia sì che dell’eventuale debito per usura, anatocismo o altre ipotesi di invalidità risponda direttamente la stessa banca Intesa Sanpaolo s.p.a..

Il rischio che corre chi propende per tale soluzione, è quello di subire una sentenza di rigetto della domanda con condanna al pagamento delle spese in favore della banca. Qualora, invece, si ritenesse che a rispondere sia la banca “fallita”, si correrebbe il rischio di non avere soddisfazione concreta perché si tratterebbe di creditori chirografari.

La questione, oltre che molto dibattuta, è estremamente complicata.

Va pure dato conto che il D.L. è stato da più parti tacciato di incostituzionalità nella parte in cui regola la responsabilità di Intesa Sanpaolo s.p.a., non si esclude quindi un ulteriore mutamento della situazione per effetto di una pronuncia di illegittimità costituzionale da parte della Consulta.

Altra criticità è quella riguardante il soggetto nei confronti del quale riassumere il giudizio, posto che, per legge, lo stesso non potrebbe essere proseguito nei confronti della banca in liquidazione coatta amministrativa.
Sul punto, le opinioni espresse in modo non ufficiale da alcuni magistrati sono nel senso di coinvolgere sia la banca in liquidazione (in quanto “successore” del soggetto processuale) sia Intesa Sanpaolo s.p.a. (in quanto nuovo titolare del rapporto controverso).
La Corte di Cassazione in una pronuncia del 2014 ha affermato che l’unico soggetto da coinvolgere è il nuovo titolare del rapporto (in questo caso, Intesa Sanpaolo s.p.a.). Tuttavia, al momento vi è grande incertezza. Il rischio, anche in questo caso, è di esporsi ad una condanna alle spese di lite per aver coinvolto in causa un soggetto che non aveva legittimazione o per non aver riassunto in tempo il processo.

Il comunicato dei Commissari Liquidatori delle banche venete del 30 ottobre 2017 pubblicato sul sito internet di Veneto Banca s.p.a

Vi si legge:

“tutti i reclami aventi ad oggetto pretese risarcitorie e/o restitutorie nei confronti di Veneto Banca per fatti antecedenti il 25.06.2017, pervenuti sia prima che dopo la messa in liquidazione coatta amministrativa della Banca ed inevasi alla data del presente comunicato, risultano improcedibili in conseguenza dell’assoggettamento della Banca alla predetta procedura”.

Conseguentemente, rimarrebbe solo la possibilità di insinuare il proprio credito al passivo della banca “fallita”.

Il comunicato dei Commissari sembra adombrare la distinzione tra domande di accertamento che non influiscono sul passivo delle banche e domande di condanne che invece vi incidono.

Chi, invece, avesse promosso una causa prima della data del 25 giugno 2017, dovrebbe confrontarsi con l’interruzione del processo e con l’impossibilità di proseguire il processo nei confronti della banca in liquidazione.

Precisamente, la liquidazione coatta amministrativa costituisce un evento suscettibile di interrompere il processo civile in corso. Questo potrà essere riassunto (cioè, ripreso e portato avanti) dal correntista/mutuatario/utilizzatore che ha promosso il giudizio nel termine perentorio di 3 mesi. Sulla decorrenza di tale termine vi è diversità di vedute.

Il rischio, in caso di riassunzione ritenuta dal giudice tardiva, è nuovamente quello di incorrere in un provvedimento di rigetto con condanna alle spese. Beninteso, la causa potrebbe essere poi riproposta nuovamente dall’inizio.

Diritto Bancario: banche venete come tutelare i propri diritti

Per completezza di informazioni, va detto che il termine entro il quale è possibile chiedere tempestivamente l’ammissione del proprio credito al passivo della banca in liquidazione, è di 60 giorni decorrenti, nella specie (sul punto i Commissari hanno comunicato una data di decorrenza diversa da quella di legge), da quando i liquidatori pubblicheranno il compimento della due diligence.

La domanda può essere presentata anche prima dell’inizio di tale periodo, mentre se presentata successivamente le probabilità di soddisfazione si riducono ulteriormente.

Il consiglio degli Avvocati Michele Rondinelli e Dario Sabbadin

Tema: Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca come procedere per la tutela dei propri diritti.

“Attualmente abbiamo evidenziato le seguenti casistiche da valutare sulla base della documentazione del cliente, va osservato che la questione è ancora in evoluzione e potrebbe subire delle modifiche.
Nel nostro Studio Legale Rondinelli abbiamo degli esperti in materia di Diritto Bancario che stanno monitorando continuamente le evoluzioni e sono a disposizione dei nostri clienti per chiarimenti e una consulenza approfondita sulla base della situazione personale di ogni cliente”

Casistiche Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca:

A. Contratto (mutuo, leasing, conto corrente) in sofferenza alla data del 26.06.2017: pare doversi ritenere escluso dalla cessione a Intesa Sanpaolo s.p.a..

B. Contratto (mutuo, leasing, conto corrente) regolarmente estinto prima della data del 26.06.2017: pare doversi ritenere escluso dalla cessione a Intesa Sanpaolo s.p.a., ma se a tale data era già pendente un contenzioso civile giudiziale, lo stesso dovrebbe essere incluso nella cessione e potrebbe essere valutata l’opportunità della sua riassunzione.

C. Contratto (mutuo, leasing, conto corrente) in ammortamento/aperto (non in sofferenza) alla data del 26.06.2017: pare doversi ritenere incluso nella cessione a Intesa Sanpaolo s.p.a., ma se a tale data non era già pendente un contenzioso (sembra intendersi anche non di natura giudiziale), quest’ultima non dovrebbe rispondere degli atti di gestione pregressi. Resterebbe la possibilità di insinuare il proprio credito al passivo della liquidazione coatta amministrativa (tenendo conto che il credito potrebbe non ricevere soddisfazione o essere soddisfatto in minima parte).

Nei casi di usura pattizia, potrebbe proporsi querela e cioè denunciare le persone fisiche (direttore, responsabile ecc.) che per conto della banca hanno stipulato (o dovevano controllare) il contratto con tasso usurario. Ciò darebbe inizio ad un procedimento penale che, se proseguisse, darebbe la possibilità di richiedere i danni nei confronti dei soggetti individuati quali responsabili del reato di usura.

D. Nei casi di contratto (mutuo, leasing, conto corrente) ceduto a Intesa Sanpaolo s.p.a. e proseguito con questa pare possibile avanzare richieste nei confronti di quest’ultima, ma solo per atti o fatti di gestione successivi al 26.06.2017.

E. Nei casi di giudizi promossi in opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca, la mancata riassunzione della causa determinerebbe la definitivitá del medesimo decreto, senza più possibilità di contestarlo.

F. I giudizi esecutivi promossi da VB o BP Vicenza possono essere proseguiti dalle stesse banche in liquidazione coatta amministrativa, salvo diverse valutazioni da parte dei commissari liquidatori.

Avvocato Michele Rondinelli 

Avvocato Dario Sabbadin 

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