Polizze INDEX ed UNIT LINKED: le polizze vita non pignorabili

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FAVOR legislativo per le polizze assicurative e conseguente impignorabilità ai sensi dell’art. 1923 c.c.

La giurisprudenza affronta sempre più spesso la questione della pignorabilità o meno delle polizze vita assicurative, trattasi di polizze vita, relativamente alle quali sussiste un favor del legislatore, essendo prevista all’art. 1923 c.c. l’impignorabilità di quei crediti che il contraente stesso o il beneficiario hanno nei confronti dell’assicurazione.

Nell’art. 1923, c. 1, c.c. si recita, infatti, che:

le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare

sulla impignorabilità e sulla non assoggettabilità al fallimento di tali somme cfr. per tutte: Cass. 99/11975; Cass. 00/8676; Cass. SU 08/8271, tali somme sono date dalle somme pagate, in vista della copertura di un rischio, che nelle polizze vita è il cd. rischio demografico, all’assicuratore come rivalutate sulla base degli investimenti effettuati.

Sappiamo bene, infatti, che l’assicurato paga un premio al momento della sottoscrizione del contratto, questo nel caso in cui si tratti di un’assicurazione a premio unico, in altri casi si ha il pagamento di premi annui lungo la durata del contratto, con questa operazione l’assicurato riceverà “qualcosa in cambio”, ossia la prestazione, solo al momento del verificarsi dell’evento assicurato o determinato dalla scadenza.

D’altra parte è noto anche che un credito è comunque un bene su cui i creditori di un soggetto debitore possono rivalersi: questo stabilito all’art. 2740 c.c. dove è previsto che un debitore è chiamato a rispondere delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri.

Ciò ci consente di affermare che l’art. 1923 c.c. è norma tra quelle che

limitano la responsabilità patrimoniale del debitore, ravvisandosi in essa una deroga espressa al principio stabilito dall’art. 2740 c.c.
Fonte SEVERI, Funzione previdenziale e limitazione della garanzia patrimoniale, in Resp. civ. prev., 2009, 2371 ss, spec. 2371.

La questione sorge in considerazione all’applicabilità dell’art. 1923 c.c., secondo cui non possono essere soggette ad azione esecutiva o cautelare le somme che l’assicuratore deve, in conseguenza di un contratto di assicurazione sulla vita, all’assicurato o al beneficiario. Fornendo un’interpretazione letterale della norma sembra potersi sostenere la tesi dell’impignorabilità assoluta delle polizze vita ed, infatti, così è stato sino all’introduzione nel mondo assicurativo degli strumenti finanziari.

Analizzando la questione relativa alle polizze assicurative sulla vita per gradi

La tesi a sostegno dell’impignorabilità ed insequestrabilità delle polizze vita trova fondamento nella funzione essenzialmente previdenziale delle stesse.

Il legislatore ha riconosciuto ai consociati la possibilità di ricorrere a forme private di assicurazione che offrono strumenti da affiancare a quelli previdenziali offerti dallo Stato. Con le polizze vita si persegue il fine di accumulare capitale a scopi previdenziali, così da garantire all’assicurato e/o alla sua famiglia una rendita, ovviando così al rischio dell’evento morte o sopravvenienza ad una certa, data gravante su tali soggetti.

E’ opportuno specificare che la norma sancisce l’impignorabilità delle somme che l’assicuratore deve all’assicurato al momento della cessazione del rapporto a titolo di indennità assicurativa, pertanto, non rientrano nella previsione dell’art. 1923 c.c. quelle somme che l’assicuratore deve corrispondere in base ad un differente titolo.

Tale precisazione è opportuna, prima di tutto, in virtù dei riflessi che la norma in esame viene ad avere in materia fallimentare, infatti, in caso di fallimento del beneficiario della polizza vita, saranno escluse dalla massa fallimentare le somme che devono essere corrisposte allo stesso all’avverarsi dell’evento dedotto nella polizza, ciò in virtù della finalità previdenziale della stessa. Esclusione che non potrà essere invocata se la polizza persegue un fine prevalentemente finanziario, con particolare riferimento alle polizze vita queste sono state, nell’ultimo decennio, frequentemente proposte sul mercato con caratteristiche proprie più dei prodotti finanziari che non previdenziali, snaturandone così la funzione tipica prevista dal Codice Civile.

Le caratteristiche a cui si fa riferimento attengono alle modalità di versamento del premio assicurativo in un’unica soluzione, a differenza di quanto avviene per le polizze tipicamente previdenziali ove questo avviene in maniera periodica e parcellizzata.

Inoltre, questa nuova tipologia di polizze ha una durata limitata negli anni e possono essere riscattate in qualsiasi momento contrariamente alle polizze vita “classiche” che perdurano per tutta la vita dell’assicurato data la loro funzione previdenziale, non può tralasciarsi, inoltre, la differente redditività che caratterizza le polizze in questione, spesso vincolata al valore di mercato di determinati prodotti finanziari o azionari ovvero a fondi d’investimento.

Tale vincolo, in base al quale tali polizze sono state definite LINKED, incide fortemente sulla redditività delle stesse e comporta il rischio che questa potrebbe azzerarsi completamente in situazioni patologiche, andando così a snaturare quella che è la funzione previdenziale dell’assicurazione sulla vita, poiché il beneficiario nulla riceverebbe in questa situazione.

Alla luce di queste sostanziali differenze la giurisprudenza si è interrogata circa l’applicabilità dell’art. 1923 c.c. anche con riferimento a queste particolari polizze vita, giungendo alla conclusione che le differenti finalità perseguite impediscono di beneficiare dell’impignorabilità delle somme dovute dall’assicuratore nel caso in cui queste risultino essere il prodotto di un investimento finanziario e non previdenziale.

Una soluzione opposta sarebbe contraria alla ratio legis dell’art. 1923 c.c., che è quella di incentivare un sistema previdenziale privato, il quale persegue l’interesse del soggetto che stipula la polizza, nonché della sua famiglia, nel caso in cui si verifichi l’evento morte.

Di tale favor c’è chi ne ha dato una lettura in chiave costituzionale, ritenendo che l’art. 1923, co. 1 c.c. sia naturale conseguenza della funzione previdenziale che notoriamente pervade le assicurazioni sulla vita.
Al riguardo è stato detto che

il fine della norma è ovvio: quello di favorire gli atti di previdenza e di non interrompere il processo formativo del risparmio
Fonte DE MARTINI, Natura del credito del beneficiario di assicurazione sulla vita e sua impignorabilità, in sede ordinaria e fallimentare, in Assicurazioni, 1956,93 ss., spec. 101.

Inoltre, la sentenza della Corte di Cassazione 2802/1972, pur riferendosi ad un contratto di assicurazione infortuni, parla di “funzione sociale ed umana dell’assicurazione vita”, queste affermazioni risultano ancor più condivisibile oggi, ovvero in un tempo in cui molto affidamento si fa alla cd. previdenza complementare.

Tale lettura è stata ribadita da una recente sentenza della Sezione Unite della Corte di Cassazione, la n. 8272/2008, la quale ha affermato che recita così la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 8271/2008:

… ritiene ora il Collegio che risolutiva, ai fini dell’opzione esegetica sia, per un verso, la considerazione, in chiave di interpretazione costituzionalmente orientata, del rilievo e spessore – costituzionale appunto – che va riconosciuto al valore della “previdenza” (qui legata ai bisogni dell’età post lavorativa o derivante dall’evento morte di colui che percepisce redditi dei quali anche altri si avvalga), che la norma in esame (unitamente ad eventuali e, in varia misura, concorrenti finalità di risparmio) è volta a tutelare; e, per altro verso, la percezione, in termine di diritto vivente, ontologicamente inteso, della dimensione evolutivamente assunta, nell’attuale contesto economico sociale, dallo strumento (che in ragione, appunto, della sua funzione previdenziale, il “divieto” sub art. 1923 c.c., è volto a presidiare) della assicurazione sulla vita, quale forma di assicurazione privata (pur nelle possibili sue variazioni negoziali) maggiormente affine agli istituti di previdenza elaborati dalle assicurazioni sociali. E che, proprio in ragione di ciò, tende ora porsi, come osservato da attenta dottrina, come ‘Terzo Pilastro” della previdenza, in una congiuntura quale quella attuale, caratterizzata dalle crescenti difficoltà dello Stato sociale che, sull’apporto integrativa della assicurazione privata deve necessariamente contare. …

Altra lettura riconduce e spiega l’impignorabilità di cui si discetta come favor per l’assicuratore, il quale vedrebbe la sua attività compromessa da eventuali azioni esecutive su somme che abbia in precedenza provveduto ad investire per garantire un risultato finale ad una massa di assicurati.

Conferma di questo orientamento viene ricercata negli antecedenti storici dell’attuale art. 1923 c.c. che discenderebbe dalla fusione dell’art. 453 del cod. com. del 1882, vi è infatti una corrispondenza tra il secondo comma di questo articolo e il secondo comma dell’art. 1923, e l’art. 5 del r.d.l. 29 aprile 1923 n. 966, cui invece si ispira il primo comma dell’attuale versione della norma, orientamento che viene accolto anche dalla sentenza della Sezione I Corte di Cassazione 6548/1988, che sul punto afferma:

… giova, invece, sottolineare che la genesi dell’art. 1923 cod. civ., ricondotta ai richiamati artt. 5 e 19 delle leggi speciali evidenzia la finalità di tutela degli assicuratori, ritraendo dalla norma stessa assicurato e beneficiario soltanto una tutela mediata e indiretta…

in particolare, l’articolo 5 r.d.l. 966/1923 12 nello stabilire l’impignorabilità delle somme dovute dall’assicuratore non fa riferimento ai soli contraenti o beneficiari, ma allarga il raggio d’azione di tale norma parlando, più genericamente, di “aventi diritto”. Quale che sia la ratio per cui si propende, ciò che è certo è il fatto che l’ordinamento ha inteso, anche con l’art. 1923 c.c., approntare un contrappeso alla responsabilità patrimoniale di citi all’art. 2740 c.c., rendendo impignorabili le polizze vita.

Le polizze LINKED: vediamo cosa sono e parliamo della normativa di riferimento sulla impignorabilità delle stesse

Le polizze LINKED rientrano nel novero dei contratti assicurativi conclusi per la gestione del patrimonio.

Mentre le polizze vita tout court prevedono una garanzia di risultato, con un rendimento annuo minimo, le polizze LINKED rappresentano una forma di investimento, in buona sostanza, si tratta di un contratto assicurativo in cui le prestazioni sono rimesse al valore delle quote di organismi di investimento collettivo o a fondi o ancora ad altri parametri.
La misura della prestazione dipende dalle variazioni del bene oggetto di contrattazione nel mercato finanziario. Non a caso il lessema “LINKED” indica che la polizza è “collegata” al capitale dell’assicurato da una parte e dall’altra all’andamento di determinati valori.

In altre parole, un’assicurazione sulla vita è finalizzata ad accumulare un capitale garantito a scopo previdenziale, le polizze LINKED, invece, possono determinare persino la perdita complessiva del patrimonio investito.

Le suddette polizze trovano il loro referente normativo nell’art. 2 del codice delle assicurazioni private, d. lgs. 7 settembre 2005 n. 209, dove sono definite come assicurazioni sulla vita collegate al valore di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio o di fondi interni ovvero a indici o ad altri valori di riferimento.

Secondo la prassi commerciale, possono individuarsi due tipologie di polizze LINKED:

  • INDEX LINKED: sono legate all’andamento di un valore di riferimento (ad esempio l’inflazione); esse hanno una durata limitata non necessariamente connessa alla vita dell’assicurato;
  • UNIT LINKED: il valore del capitale dipende dall’andamento del valore delle quote di fondi di investimento.

Esistono, inoltre, polizze LINKED che garantiscono all’assicurano la restituzione del capitale al concludersi del periodo contrattuale; un altro tipo di polizze LINKED, al contrario, non prevedono tale possibilità, tanto che il valore della polizza può ridursi sino a zero.

La conclusione di un contratto assicurativo reca principalmente due vantaggi:

  • le somme sono esenti dalle imposte di successione
  • le somme non sono soggette ad azioni esecutive o cautelari ex art. 1923 c.c.

Invero, è discussa l’applicabilità dell’art. 1923 c.c. alle polizze LINKED stante la loro vocazione speculativa.

Uno dei problemi connessi alle polizze de quibus, infatti, consiste proprio nell’individuare la loro esatta natura assicurativo-previdenziale, la tradizionale assicurazione sulla vita persegue una finalità previdenziale in quanto il contraente garantisce a sé stesso o alla famiglia una rendita, un capitale o una pensione integrativa, tale assicurazione può avere anche finalità di risparmio e di investimento, secondo alcuni oppure finanziario-speculativa secondo altri.

I primi le considerano un prodotto assicurativo vero e proprio, nonostante la forte componente speculativa, in quanto l’assicuratore corre il rischio delle perdite finanziarie ed anche il “rischio demografico”, connesso alla durata della vita dell’assicurato, in tal senso, vedasi Tribunale Roma 2 maggio 2012 n. 8666.

Per i secondi, invece, nelle polizze LINKED i premi sono investiti in prodotti finanziari ed il rischio è ancorato al loro andamento, non già ad un fattore umano, come richiesto dall’art. 1882 c.c. che, nel definire il contratto assicurativo, fa riferimento ad un “fatto attinente alla vita umana”.

La Suprema Corte, pronunciatasi in materia, ha sostenuto che se dalla polizza non emergono elementi previdenziali, come un rendimento minimo o la restituzione del capitale, essa va considerata come uno strumento finanziario, si vedano sul punto le sentenze della Corte Cass. del 18 aprile 2012 n. 6061; Tribunale di Milano sentenza del 21 dicembre 2009; Tribunale di Milano sentenza del 1 luglio 2014 e Tribunale di Ferrara sentenza del 27 giugno 2011.

Infatti, i premi versati dall’assicurato sono investiti in prodotti finanziari e l’alea contrattuale grava completamente su di lui, definendone la finalità squisitamente speculativa dell’investimento.

La qualificazione del contratto in termini di strumento finanziario comporta l’applicazione della disciplina di settore contenuta nel testo unico in materia di intermediazione finanziaria, d. lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, in particolare, si fa riferimento agli artt. 21, 23 e 25 bis in materia di obblighi di condotta, informazione, vigilanza e forma scritta a pena della nullità, con i conseguenti obblighi informativi gravanti in capo all’assicuratore-intermediario finanziario.

Recentemente, il Tribunale Torino con la sentenza del 17 marzo 2016, ha ritenuto sussistente un inadempimento contrattuale per omessa informazione in relazione ad una polizza UNIT LINKED in cui l’assicurato non era stato reso edotto dell’aumento del profilo di rischio dell’investimento come, invece, richiesto dalla normativa finanziaria di cui sopra.

Preme sottolineare come il rischio possa risultare più o meno alto a seconda degli strumenti finanziari in cui si è investito, pertanto non è corretto qualificare tutte le polizze LINKED come aventi finalità speculative, ma occorre valutare i singoli contratti, al fine di individuare la natura previdenziale o speculativa delle suddette polizze, per le quali la giurisprudenza ha previsto diversi parametri; ad esempio si presume non previdenziale il contratto che ammetta di ottenere il riscatto in qualsiasi momento, la corresponsione del premio in un’unica soluzione o la durata fissa del contratto, di volta in volta, pertanto, occorrerà, dopo attenta analisi, stabilire la corretta normativa applicabile.

Tornando alla possibile applicazione dell’art. 1923 c.c., si ribadisce che le tradizionali polizze assicurative sulla vita sono sottratte alle azioni esecutive e cautelari, sono impignorabili ed insequestrabili, inoltre, anche in caso di fallimento, risultano sottratte allo spossessamento, fatta salva l’esperibilità dell’azione revocatoria laddove ve ne siano i presupposti.

Nondimeno, se alla polizza LINKED non viene riconosciuta la stessa natura previdenziale della polizza vita, ma quella speculativa, essa può essere assoggettata a:

  • pignoramento, Tribunale Parma sentenza del 10 agosto 2010

le polizze vita INDEX LINKED, che non garantiscono all’assicurato neanche il rientro del valore investito, sono pignorabili, non essendo ad esse applicabile il divieto di cui all’art. 1923 c.c., in quanto costituiscono un investimento finanziario nel quale non è ravvisabile alcuna funzione previdenziale.

  • sequestro preventivo, vedasi Corte Cass. penale, 8 aprile 2014 n. 18736
  • sequestro conservativo Corte Cass. penale, 13 maggio 2014 n. 43503.

Pertanto, le polizze LINKED sono le polizze il cui rendimento è correlato all’andamento di indici. Relativamente ad esse è stato detto che, accanto alla natura previdenziale, è presente anche una natura finanziaria e su questa base taluni – anche in giurisprudenza – ne ammettono la pignorabilità.

Questa opzione ermeneutica sembra eccessivamente “radicale” , dal momento che non esiste alcun orientamento del legislatore in tal senso, dal momento che essa determinerebbe la disapplicazione per le polizze in questione dell’articolo 1923 c.c.

La corretta impostazione del problema dovrebbe partire dalla considerazione che, come all’interno del ramo vita vi sono diverse tipologie di contratti, giova quindi ricordare la definizione di “ramo di assicurazione” data all’art. 1, lett. tt) del Codice delle Assicurazioni:

la classificazione secondo un insieme omogeneo di rischi od operazioni che descrive l’attività che l’impresa può esercitare al rilascio dell’autorizzazione

gli uni molto differenti dagli altri, anche all’interno del ramo III vi possono essere diverse declinazioni di polizze LINKED, le quali varieranno a seconda della combinazione tra finalità di investimento e finalità assicurativo, previdenziale da queste perseguita.

Ad avviso di chi scrive, nulla osta all’applicazione dell’art. 1923 c.c. anche alle polizze LINKED quando queste siano strutturate in modo da garantire la restituzione del capitale versato e rivalutato, in caso morte, e la restituzione del capitale legato al valore finanziario di riferimento, che potrà essere anche negativo, a scadenza. In tal modo il contraente potrebbe sfruttare appieno l’opportunità di rendimento offerto da tale tipo di contratti, pur avendo allo stesso tempo la certezza di quanto spetterebbe ai suoi familiari, o più in generale ai beneficiari, in caso di morte.

In dottrina, infatti, si individua

un limite inferiore al di sotto del quale non è più possibile parlare di assicuratone sulla vita

fonte GUFFANTI, La funzione previdenziale dei contratti assicurativo- finanziari, in Società, 2011, 55 ss, spec. 60

e tale limite è rinvenuto proprio nella certezza della prestatone dell’assicuratore al verificarsi dell’evento attinente alla vita umana.

Le polizze LINKED: analisi della giurisprudenza.

Negli ultimi anni, il mondo assicurativo ha proposto ai consumatori delle particolari polizze vita che prendono il nome di polizze UNIT LINKED ed INDEX LINKED, la particolarità di queste polizze assicurative risiede nel fatto che il premio versato garantisce un rendimento collegato all’andamento di un fondo finanziario, per quanto riguarda le polizze UNIT LINKED o ad un indice azionario per le polizze INDEX LINKED che può essere riscosso insieme al capitale versato sia in caso di morte dell’assicurato, sia alla scadenza naturale del contratto “assicurativo”.

Innovativa la pronuncia del Tribunale di Parma del 10.08.2010, con la quale si dichiara la non applicabilità del divieto di pignoramento delle polizze vita a quelle rientranti nelle categorie UNIT ed INDEX LINKED

Il Giudice solleva il velo sulla congerie di prodotti finanziari proposti come “assicurazioni sulla vita” precisando la ratio, e di conseguenza il limite di applicazione, del principio di impignorabilità e insequestrabilità delle somme relative all’assicurazione sulla vita, sancito dall’art. 1923 c.c., pur confermando tale principio, il Tribunale di Parma ha stabilito che le polizze INDEX o UNIT LINKED sono da considerarsi prodotti finanziari a tutti gli effetti in quanto le caratteristiche tipiche di “prodotto finanziario” prevalgono sulla componente assicurativa, anche se presente.

In particolare, il fatto che tali polizze siano contratti legati agli indici di uno o più mercati borsistici significa che l’entità del capitale assicurato dipende interamente da un indice azionario. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le polizze sono a premio unico e possono essere sottoscritte per coprire sia il caso vita che il caso morte, ne deriva che è del tutto secondario che a tale forma di investimento finanziario sia associata un’assicurazione sulla vita per il periodo dell’investimento, costituendo soprattutto un investimento finanziario che non ha la finalità, in via principale, di soddisfare bisogni di carattere previdenziale, tali prodotti non quindi possono beneficiare del divieto di pignorabilità previsto dal legislatore, potendo quindi essere aggrediti con le normali procedure esecutive.

In conclusione, risulta di palmare evidenza che, qualora venisse definitivamente acquisito il principio sostanzialistico espresso dal Tribunale di Parma, si realizzerebbe una forte espansione dei poteri dei creditori di quei soggetti che, proprio per evitare di subire azioni esecutive, hanno sottoscritto polizze INDEX o UNIT LINKED nella speranza di approfittare del regime previsto dall’art. 1923 c.c..

Gli esperti del nostro Studio Legale Rondinelli hanno quindi analizzato anche altre note sentenze, in particolare le sezioni unite della Cassazione che con la sentenza n. 8271 del 31 marzo 2008, ha risolto il contrasto giurisprudenziale tra la sentenza di Cass. n. 8676/00 e le precedenti sentenze della Cass. nn. 1811/65; 2802/72; 11975/99 in ordine alla questione se sia o non sia legittimato il curatore del fallimento ad esercitare il riscatto della polizza vita stipulata dal fallito, già in bonis, con l’impresa assicuratrice, stabilendo che

…non essendo, per la loro funzione previdenziale, acquisibili al fallimento le somme dovute al fallito in base a contratto di assicurazione sulla vita, non è conseguentemente legittimato il curatore ad agire nei confronti dell’assicuratore per ottenere il valore di riscatto della correlativa polizza… .

In conclusione ferma la validità dell’art. 1923 c.c, laddove si evinca la malafede e il dolo in pregiudizio dei creditori oltre al diritto fallimentare e alle revocatorie relative, anche la magistratura ordinaria può giudicare pignorabili e sequestrabili le somme accantonate su un contratto vita; dove sono palesi le finalità previdenziali e il contratto è stato stipulato in bonis senza alcun legame con creditori ipotetici futuri, la polizza vita è ancora oggi, al di là di sentenze dell’ultima ora frutto più di un vezzo giuridico che di una reale modificazione degli intenti previdenziali stabiliti dal codice, l’unico strumento che difende i capitali da eventuali creditori.

Vediamo ora il Tribunale di Cagliari, sentenza del 02 novembre 2010 – Est. M. Teresa Spanu, nella quale si afferma che:

…la previsione generale contenuta nell’art. 2 D.lgs. 209/2005 in ordine alle polizze denominate “LINKED”, e cioè quelle nelle quali l’obbligazione principale dell’assicuratore è collegata al valore di organismi di investimento del risparmio o di fondi interni o comunque ad indici predeterminati di riferimento, non vale a far concludere apoditticamente per l’inclusione automatica di tali polizze nello schema legale artt. 1882 e 1895 c.c. del contratto di assicurazione, la cui causa deve essere rinvenuta nel trasferimento del rischio dall’assicurato all’assicuratore, rischio che, a pena di nullità, deve esistere alla stipula del contratto.

Rientrano senz’altro nella fattispecie tipica di cui all’articolo 1882 c.c. le polizze che operano la sostituzione della prestazione fissa dell’assicuratore con una variabile, agganciata a parametri di mercato, ma che mantengono comunque il rischio demografico; in tal caso, pur attuandosi un parziale trasferimento del rischio dall’assicuratore sull’assicurato in ordine al valore finale della prestazione, il contratto mantiene comunque una funzione assicurativa, individuabile quale causa concreta del contratto, secondo gli ordinari criteri ermeneutici. …

Il Tribunale di Roma, sentenza del 02 maggio 2012 – Pres. Raganelli – Est. Cardinali, infine, ritiene che le polizze LINKED pur avendo una elevata componente finanziaria rimangono comunque prodotti assicurativi sia perché l’assicuratore corre il rischio cosiddetto demografico, in quanto la prestazione è comunque dovuta al verificarsi di un evento attinente alla vita umana, sia perché il rischio delle perdite finanziarie è sostenuto anche dall’assicuratore, quanto meno nel consentire, a determinate condizioni, il riscatto anticipato della Polizza.

Da quanto precede appare evidente che non si possa concludere per la generale disapplicazione dell’art. 1923 c.c. per le polizze LINKED, ed anzi: aderendo alla tesi del Tribunale di Roma si deve concludere per la certa impignorabilità delle stesse; aderendo a delle tesi intermedie, occorrerebbe comunque verificare in concreto, alla luce del contratto, che controparte non ha allegato, e della volontà delle parti, se la natura previdenziale, ovvero la copertura del rischio demografico, sia comunque presente e abbia risolto l’assicurato a stipulare la polizza.

In pratica tutte le polizze in cui è presente seppur in minima parte il rischio demografico e nelle quali è presente la figura dell’assicurato che si possono qualificare come polizze vita quali le caso morte, caso vita, miste, in valuta, INDEX e UNIT LINKED, ecc. non sono sequestrabili o pignorabili.

Qualcosa è cambiato quando la prima sezione della Corte di Cassazione, con sentenza della prima sezione civile n. 8676 del 25 gennaio – 26 giugno 2000 ha dato una lettura restrittiva all’art. 1923 c.c con l’obiettivo di scoraggiare chi, mediante i versamenti in un prodotto assicurativo, cercasse uno scudo giuridico al riparo dei creditori.

La Corte di Cassazione ritiene che, oggetto delle speciali tutele previste dall’art. 1923 c.c. come impignorabilità e insequestrabilità, siano:

  • la rendita o il capitale erogati a favore del contraente o del beneficiario al verificarsi dell’evento per cui è stato stipulato il contratto.
  • l’indennizzo finale che l’assicuratore paga a favore dei beneficiari nel caso morte e il capitale e/o rendita a favore del contraente o del beneficiario nel caso vita sono esenti da pignoramento, da sequestri e anche dal fallimento.
  • il raggiungimento dell’evento assicurato rappresenta la concretizzazione del contratto stipulato e l’indennizzo finale la sua conclusione.

Diversa è l’interpretazione che la Corte di Cassazione ha sentenziato riguardo ai riscatti effettuati prima che l’evento oggetto di contratto si sia realizzato, dove le somme ricevute come riscatti anticipati da parte della compagnia a favore dell’assicurato o di chi risulta legittimato a riceverle possono essere aggredite dai creditori e confluiscono nel fallimento.

In pratica, l’impignorabilità e la non sequestrabilità delle polizze miste, caso vita e morte, INDEX e UNIT LINKED, sono diritti inviolabili se vengono portati a termine i contratti fino al verificarsi dell’evento assicurato, altrimenti, se si effettua un disinvestimento anticipato si presuppone che siano stati sottoscritti solamente con la chiara intenzione di eludere i creditori.

Il Tribunale di Milano, ancora, con la sentenza del 01/07/2014 afferma che:

…si sottraggono alla regola della impignorabilità di cui all’art. 1923 c.c. i diritti del contraente nei confronti della compagnia di assicurazioni derivanti da polizze che, pur essendo classificate come previdenziali, svolgano in concreto una prevalente funzione di investimento. …

La giurisprudenza offre comunque alcuni criteri per stabilire quali polizze vita non abbiano carattere previdenziale, ma piuttosto speculativo, di seguito ve li elenchiamo:

  1. la riscattabilità in qualsiasi momento;
  2. nessuna garanzia per l’assicurato, nemmeno il rientro del valore investito;
  3. i premi delle polizze vita corrisposti con versamento unico o più versamenti non omogenei e non a scadenza periodica (tipico degli investimenti finanziari), diversamente da quanto avviene per le polizze previdenziali che prevedono solitamente il versamento periodico di un premio;
  4. le due polizze vita con durata fissa, a differenza delle polizze previdenziali, che vengono stipulate in relazione alla durata della vita intera della parte assicurata o beneficiaria;
  5. la redditivita’ delle polizze vita esclusivamente legata a fenomeni di tipo finanziario ovvero al valore dell’indice azionario e/o al rendimento di un fondo;
  6. la redditivita’ delle polizze vita può anche mancare in caso di negativita’ dei riferimenti finanziari, a differenza di quanto avviene nelle polizze sulla vita genuine, nelle quali e’ garantita, quantomeno, la restituzione integrale del capitale nominale.

Invece, in relazione alla sequestrabilità, si evidenzia l’orientamento della Cassazione penale, Sez. V che con la sentenza del 13/05/2014, n. 43503 nella quale si afferma:

…Qualora dopo il sequestro conservativo di una polizza assicurativa sulla vita stipulata dall’imputato sopravviene il fallimento di quest’ultimo, la curatela è legittimata a richiedere le somme derivanti dal riscatto della polizza solo se, avuto riguardo alle concrete pattuizioni contrattuali, alla stessa debbano riconoscersi natura e finalità non previdenziali, ma di strumento finanziario (V. Sez. un. civ., 31 marzo 2008 n. 8271). (Annulla con rinvio, App. Roma, 21/05/2013). …

Infine, le polizze vita non si sottraggono nemmeno al sequestro preventivo come chiarisce la sentenza della Cassazione penale, Sez. III, del 08/04/2014, n. 18736, infatti:

…La misura cautelare reale del sequestro preventivo, finalizzato alla confisca per equivalente, disposta con riferimento al reato di dichiarazione (dei redditi) fraudolenta mediante altri artifici di cui agli arti. 81 c.p. e 3 del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, può essere applicata anche alle polizze assicurative sulla vita, a nulla rilevando, a tal fine, il divieto di sottoposizione ad azione esecutiva e cautelare, di cui all’art. 1923 c.c., applicabile solo ai rapporti civilistici. …

Si deve, quindi, concludere che, qualora nel concreto la polizza vita non abbia natura previdenziale ma abbia scopo speculativo, essa sia sottoponibile a pignoramento ed al sequestro sia preventivo che conservativo.

Avv. Michele Rondinelli
Dott. Angelo Di Domenica

 

 

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