Corte d’Appello rigetta l’appello proposto dalla banca confermando l’illegittima applicazione di € 45.249,92

 

Corte d’Appello rigetta l’appello proposto dalla banca confermando l’illegittima applicazione di € 45.249,92

(Corte d’Appello Firenze – RG 661/2020 – sentenza n. 494/2024 – Giudici Presidente Dott.ssa Anna, Consigliere Relatore Dott. Fabrizio Nicoletti Consigliere Relatore, Consigliere Dott. Nicola Mario Condemi

Conferma Tribunale di Siena – RG 1954/2017 – sentenza n. 123/2020 – Giudice Dott.ssa Giulia Capannoli)

Grazie all’aiuto dei nostri legali e periti, una società di Desenzano del Garda (BS) che si occupa di ristorazione otteneva giudizialmente l’accertamento del saldo del proprio c/c in € 45.988,65 anziché € 738,73 (Tribunale di Siena – RG 1954/2017 – sentenza n. 123/2020 – Giudice Dott.ssa Giulia Capannoli).

Di conseguenza, la banca avrebbe dovuto restituire la somma di €. 45.988,65 oltre interessi legali dal giugno 2016 (data di chiusura del c/c).

Di converso, la banca impugnava la sentenza di I grado sulla base dei seguenti motivi:

– inammissibilità della domanda di rideterminazione del saldo, in quanto essa non sarebbe autonoma rispetto alla domanda di condanna alla ripetizione e restituzione dell’indebito;

– indeterminatezza della domanda di accertamento negativo.

I nostri legali si costituivano richiedendo l’integrale rigetto dell’appello in quanto:

– risulta pertanto del tutto legittima la decisione di accoglimento della domanda di accertamento, con implicito rigetto di quella di condanna (sebbene il conto fosse stato chiuso, la nostra assistita non disponeva degli e/c di chiusura);

– l’approvazione dell’estratto conto di cui all’art. 1832 c.c. limita i propri effetti ai dati strettamente contabili, ma non preclude la possibilità per il correntista di contestare la nullità delle previsioni contrattuali che hanno giustificato gli addebiti. Lo strumento giuridico per ottenere la rettifica delle annotazioni indebite è esattamente l’azione di accertamento del corretto saldo dare avere ad una determinata data;

– per effetto della pronuncia, il correntista si vede riconoscere il proprio diritto alla determinazione del saldo epurato dagli oneri illegittimamente attribuiti. Non vi è, quindi, nessuna indeterminatezza della domanda di accertamento negativo.

La Corte d’Appello di Firenze accoglieva completamente le difese dei nostri legali e, con sentenza n. 494/2024, così statuiva:

“1. Rigetta l’appello e per l’effetto conferma integralmente la sentenza impugnata;

  1. Condanna banca S.P.A., in persona del suo legale rappresentante, a rifondere a … S.A.S. le spese del presente giudizio, che liquida in complessivi euro 6.946,00 per compensi di avvocato, oltre al rimborso delle spese generali del 15%, Iva e CPA, come per legge;
  2. Dichiara l’appellante tenuta a corrispondere il contributo unificato in misura doppia ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del DPR 115/2002, introdotto dall’art. 1, comma 17 della legge n. 228 del 24.12.12;”