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Il Fondo Patrimoniale alla luce delle più recenti pronunce di legittimità


Introdotto con la legge di riforma del diritto di famiglia del 1975, il Fondo Patrimoniale, strumento mediante il quale i coniugi, o un terzo, appongono un vincolo di destinazione su determinati beni al fine di soddisfare i bisogni della famiglia, a seguito delle pronunci rese negli ultimi anni dalla giurisprudenza di merito e di legittimità, vede sempre più compromessa la sua funzione così come era stata pensata dal legislatore.

Con la recente sentenza n. 20998 del 23 agosto 2018 la Suprema Corte di Cassazione, in tema di tributi iscritti a ruolo esattoriale, ha ribadito che “l’iscrizione ipotecaria di cui D.P.R. 602 del 1973, ex articolo 77, è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’articolo 170 cod. civ., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia ( cfr. Cass. 23876/2015 )”.

Dalla pronuncia del suddetto principio dettato dalla Suprema Corte discende che, nella ipotesi di opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., ricade in capo al debitore l’onere di dimostrare la regolare costituzione del fondo patrimoniale, la sua opponibilità al creditore procedente e che il debito nei confronti di tale soggetto sia stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari.

Conseguentemente, in mancanza della prova richiesta, il bene ricadente nel fondo patrimoniale potrà legittimamente essere aggredito indipendentemente, quindi, dalla natura del credito.

Invero, fornire la prova che un debito sia effettivamente stato contratto per scopi estranei alle necessità familiari può risultare una impresa alquanto complicata e complessa.

La giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito il principio secondo cui l’individuazione dei debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia non dovesse essere inteso in senso restrittivo sì da ricomprendere anche “quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia, nonchè al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi” (Cass. n. 134/84, Cass. n. 11683/01, Cass. n. 15862/09).La Cassazione si è quindi espressa nel senso di ritenere preferibile “una nozione di bisogni della famiglia piuttosto ampia, per la quale si esclude che bisogni rilevanti siano soltanto quelli essenziali del nucleo familiare, ma vi si comprendono anche altre esigenze, purche’ il loro soddisfacimento sia funzionale alla vita della famiglia. Inoltre, si’ e’ attribuita rilevanza, non solo ai bisogni oggettivi, ma anche a quelli soggettivamente ritenuti tali dai coniugi” (ex multis Cassazione III Civile n. 15886/2014 del 11/7/2014).

Dal che il problema principale del debitore sarà quello di evidenziare la reale natura dei debiti derivanti dall’attività professionale o di impresa svolta i cui redditi sono, normalmente, destinati al mantenimento della famiglia (Cass. 18.9.2001 n. 11683).

La questione, di non poca importanza ai fini della effettività della tutela obiettivo dell’istituto del fondo patrimoniale, viene risolta dalla Suprema Corte focalizzando l’esame sul fatto generatore dell’obbligazione, a prescindere dalla natura di questa: i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all’azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell’obbligarsi sia quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma nel senso ampio indicato, nel quale sono ricompresi anche i bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilità economiche familiari (Cass. 19.2.2013 n. 4011).

Come detto, l’onere di provare la correlazione rimane a carico del debitore il quale potrà comunque avvalersi di presunzioni al fine di dimostrare fatti concreti dai quali emerga che i debiti siano stati effettivamente contratti per scopi estranei ai bisogni familiari.

1 Commento

  1. Autore
    Michele Rondinelli 23 Ottobre 2019 Rispondi

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