Il Giudice di Pace di Imperia annulla l’intimazione di pagamento e condanna Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese legali

Una pizzeria nostra cliente con sede in Sanremo riceveva in data 19.04.2022 un’intimazione di pagamento da parte di Agenzia delle Entrate con la quale la stessa intimava il pagamento relativamente alla pretesa recata da una cartella di pagamento notificata il 27 luglio 2015.

Esaminata la documentazione, i nostri legali impugnavano l’intimazione eccependo la prescrizione della pretesa contenuta in suddetta cartella in quanto erano decorsi più di 5 anni tra le date di asserita notifica e la data di notifica dell’intimazione di pagamento impugnata in questa sede.

La pretesa di cui alla cartella di pagamento suesposta risultava, di conseguenza, prescritta per decorso del termine di prescrizione quinquennale stabilito dall’art. 28, legge 689/1981.

Agenzia delle Entrate si costituiva contestando l’asserita prescrizione avendo provveduto ad interromperla con apposite intimazioni di pagamento notificate di anno in anno.

Esaminate le notifiche prodotte da Agenzia delle Entrate, i nostri legali controdeducevano la nullità e/o inesistenza delle notifiche in quanto avvenute a mezzo pec da un indirizzo di posta elettronica non presente nei pubblici elenchi previsti per legge e ciò sulla base si un ordinamento giurisprudenziale di legittimità e di merito ormai consolidato (ex multis Corte di Cassazione ordinanza 3093/2020, ordinanza 17346/2019).

Con sentenza n. 207/22 il Giudice di Pace di Imperia, accoglieva integralmente l’impostazione dei nostri legali e così statuiva:

dichiara l’intervenuta prescrizione del credito di cui alla cartella di pagamento n….   notificata il 27.7.2015 e, per l’effetto, annulla l’intimazione di pagamento n…. notificata il 19.4.2022;

pone a carico di Agenzia delle Entrate – Riscossione le spese di lite, in euro 1.205,00 per compensi, spese generali 15% Cpa e Iva come per legge, oltre esborsi anticipati euro 143,44.”