Il Tribunale di Roma condanna la banca a restituire la somma di € 40.576,78 ad una società

Una società di Prato che si occupa di acquisto, vendita, costruzione e gestione di immobili informandoci di aver aperto un c/c assistito da un’apertura di credito in data 03.01.1994 presso una nota banca e di aver chiuso il rapporto in data 11.10.2016.

La società ci richiedeva una verifica dell’andamento del rapporto consegnando tutti gli estratti conto e scalari (ad eccezione di quelli relativi ai seguenti trimestri: III 2010 – I 2012) oltre i contratti a Sue mani.

I nostri periti eseguivano una perizia tecnica che accertava l’illegittima applicazione della somma di € 36.671,88 mentre i nostri legali richiedevano alla banca a norma dell’art. 119 TUB copia dei documenti mancanti.

A seguito del mancato riscontro da parte della banca, i nostri legali attivavano il procedimento di mediazione obbligatoria il quale si chiudeva negativamente stante la mancanza di presupposti per raggiungere un accordo transattivo da parte dell’Istituto di Credito.

Di conseguenza, i nostri legali citavano in giudizio la banca innanzi al Tribunale di Roma al fine di ottenere il ricalcolo del saldo dare/avere ex lege e ottenere la restituzione delle somme illecitamente applicate dalla banca nel corso del rapporto.

Nel corso del giudizio, la banca si costituiva depositando documenti mai consegnati prima e, nei termini concessi dal Giudice, i nostri legali formulavano delle precisazioni in relazione a tale produzione.

Il Giudice, successivamente, ammetteva consulenza tecnica d’ufficio la quale, sulla base dei quesiti posti dal Tribunale, formulava 4 ipotesi di ricalcolo del c/c all’11.10.2016:

– € 25.986,14

– € 26.734,33

– € 53.398,04

– € 53.873,58

All’udienza per esame della consulenza, i nostri legali ne contestavano le risultanze con particolare riferimento alla necessità di dover decurtare dal saldo anche tutte le spese e commissioni non pattuite per iscritto, ripotandosi integralmente a tutto quanto già dedotto dal nostro consulente di parte.

Nonostante le contestazioni effettuate il Giudice concedeva i termini per il deposito delle comparse conclusionali e le memorie di replica e tratteneva la causa in decisione.

A seguito di tali ultimi atti, il Giudice, accogliendo le nostre contestazioni – tempestivamente effettuate e successivamente reiterate – emetteva sentenza parziale n. 13545/2023 del 26.09.2023 con la quale precisa che andava “ritenuta la fondatezza della domanda di parte attrice, limitatamente alla ripetizione di somme corrisposte:

– a titolo di interessi anatocistici per l’intera durata del rapporto;

– a titolo di CMS per l’intera durata del rapporto;

– a titolo di ulteriori oneri, se non contrattualizzati;

– a titolo di maggiori interessi in ragione dell’esercizio illegittimo dello ius variandi nel corso del IV trimestre dell’anno 1994.”

Per tale motivo, rimetteva la causa in istruttoria ed ammetteva integrazione peritale.

L’integrazione peritale formulava due nuove ipotesi di ricalcolo:

– € 39.878,86

– € 40.576,78

A seguito del deposito degli atti conclusivi di cui all’art. 190 c.p.c., il Tribunale di Roma nella persona del Dott. Stefano Iannaccone, con sentenza n. 7686/2024 del 07.05.2024, ha così statuito:

“I. accerta che il saldo del conto corrente n. … alla data dell’11.10.2016 è pari ad € 40.576,78 a credito della società … s.r.l.;

        1. per l’effetto condanna la Banca … s.p.a. a corrispondere in favore della medesima società € 40.576,78 oltre interessi;

III. condanna la banca … s.p.a. a rifondere in favore della … s.r.l. le spese del presente giudizio che si liquidano in € 7.616,00 oltre interessi, IVA, CPA e rimborso spese generali come per legge;

        1. pone le spese di ctu definitivamente a carico della banca … s.p.a.”

Con la nostra assistenza, la società si è vista restituire la somma € 40.576,78 oltre interessi (cioè € 43.997,90).