La Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, accerta un saldo di € 49.423,13 anziché € 248,48

 

La Corte d’Appello, in riforma della sentenza di primo grado, accerta un saldo di € 49.423,13 anziché € 248,48

(Corte d’Appello di Firenze – RG 1650/2018 – sentenza n. 2286/2023 – Giudici Dott. Nannipieri Luigi, Dott. Edoardo Enrico Alessandro Monti Presidente, Dott. Ludovico Delle Vergini)

Si rivolgeva a noi una società di Padova specializzata in commercio al dettaglio di carburante chiedendoci una consulenza in quanto aveva intentato una causa nei confronti di una banca con altro legale e, a seguito della costituzione della banca e vista l’eccezione preliminare di inammissibilità della domanda di restituzione dell’indebito, preferiva cambiare avvocato.

In particolare, la società si era vista costretta a chiudere un conto corrente assistito da apertura di credito in quanto i relativi costi erano troppo alti e consegnava estratti conto sino al 30.6.2014 (che riportavano un saldo pari a € 248,48) e comunicava di non avere gli e/c successivi.

I nostri legali, esaminata la documentazione, si costituivano e con la prima memoria rinunciavano alla domanda di ripetizione dell’indebito e insistevano nella domanda di accertamento del saldo al 30.6.2014 stante la mancata consegna degli e/c successivi da parte della banca nonostante formale richiesta (ribadita anche con la seconda memoria).

Il Tribunale di Siena, dapprima, ammetteva la Consulenza Tecnica d’Ufficio (la quale accertava una differenza a favore del correntista pari ad € 49.174,65) e, successivamente, con sentenza n. 552/2018 rigettava la domanda della società in quanto riteneva, erroneamente, inammissibile la domanda di ripetizione (invero rinunciata dai nostri legali) e la domanda di accertamento del saldo ritenendola una domanda non autonoma.

Lette le motivazioni della sentenza, i nostri legali proponevano appello precisando che il correntista, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli e allo scopo di ottenere l’esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime.

La Corte d’Appello di Firenze, dopo aver ammesso un’integrazione della Consulenza Tecnica d’Ufficio, con sentenza n. 2286/2023, in pieno accoglimento dell’appello proposto, così statuiva:

“1) ridetermina il saldo del c/c n. … intestato alla … SNC alla data del 30 giugno 2014 in + € 49.423,13, a credito del correntista

2) dichiara parzialmente compensate, nella misura della metà, le spese dei due gradi giudizio; condanna banca… SPA a rimborsare agli appellanti la residua metà delle spese del giudizio di primo grado, che liquida, per tale frazione, in € 3.808,00 oltre 15% rimborso forfetario spese generali, esborsi, IVA e CPA come per legge; condanna BANCA … e … S.P.A. (cessionaria) a rimborsare all’appellante la residua metà delle spese del giudizio di appello, che liquida, per tale frazione, in € 3.473,00, oltre 15% rimborso forfetario spese generali, esborsi, IVA e CPA come per legge; spese da distrarsi a favore del procuratore della parte, dichiaratosi antistatario ex art. 93 c.p.c.; pone le spese di CTU di primo grado definitivamente a carico di parte attrice e di parte convenuta Banca… SPA nella misura del 50% ciascuna e le spese di CTU di appello definitivamente a carico di parte appellante e delle parti appellata ed intervenuta nella misura del 50% .”