La Corte di Giustizia di primo di Catanzaro sospende un atto di recupero per € 72.964,98 emesso da Agenzia delle Entrate in relazione al credito d’imposta Ricerca & Sviluppo

Una società di Catanzaro, che si occupa di si occupa di pulizia e disinfestazione, derattizzazione, sanificazione ed anche di fornitura pasti preparati (catering per eventi e banqueting), ha ricevuto da parte di Agenzia delle Entrate un atto di recupero per € 72.964,98, in relazione al credito d’imposta Ricerca & Sviluppo maturato nei periodi d’imposta 2017/2018/2019 e compensato nel periodo d’imposta 2021.

Esaminato l’atto, i nostri legali decidevano di impugnarlo in quanto:

– l’Ufficio Controlli ha emesso l’atto di recupero del credito in modo unilaterale e arbitrario, senza consentire alla società di beneficiare delle garanzie previste, a sua tutela, dai citati istituti giuridici (adesione/definizione agevolata/riscossione frazionata);

– devono ritenersi sussistenti tutti i requisiti richiesti dal legislatore per la fruizione del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo e, quindi, le contestazioni mosse dall’Ufficio Controlli con l’atto impugnato e poste a fondamento della pretesa recuperatorie sono prive di fondamento;

– non ricorre, come denunciato, un’ipotesi di compensazione di credito d’imposta “inesistente”;

– il provvedimento di irrogazione delle sanzioni risulta illegittimo per difetto di motivazione e/o per assenza di colpevolezza nell’intervenuta pretesa violazione;

– il provvedimento di irrogazione delle sanzioni risulta illegittimo per omessa contestazione delle sanzioni all’autore della condotta che si pretende di sanzionare.

 

Si costituiva Agenzia delle Entrate insistendo nella legittimità dell’atto di recupero.

Nella prima udienza, i nostri legali insistevano nella domanda di annullamento dell’atto di recupero e, in via cautelare, nella sospensione dell’esecutorietà dell’atto di recupero sulla base dell’esistenza dei due requisiti (fumus boni iuris e periculum in mora).

In relazione al periculum in mora, i nostri legali hanno precisato che Agenzia delle Entrate aveva già minacciato di procedere esecutivamente per il recupero della somma complessiva di € 152.222,10 largamente superiore alle attuali disponibilità della parte ricorrente in quanto:

– la società ha subito, dall’inizio del 2023 fine 2023, una drastica riduzione di fatturato (passando da ricavi mensili di € 196.805,40 nel febbraio 2023 a € 83.384,94 nel novembre 2023),

– la società ha subito un gravissimo incendio che ha colpito il magazzino – contenente tutti i beni strumentali – e gli annessi uffici operativi, amministrativi e contabili, di fatto distruggendoli e, quindi, rendendoli attualmente inutilizzabili e inagibili;

– a differenza dall’avviso di accertamento, l’atto di recupero non prevede, in pendenza di giudizio, di poter beneficiare della riscossione “frazionata” del debito, che, pertanto, in caso di mancata sospensione cautelare, verrà affidato alla riscossione per l’intero ammontare, comprensivo di sanzioni e interessi;

– la mancata sospensione cautelare dell’atto impugnato pregiudicherebbe la prosecuzione della stessa attività d’impresa con gli enti pubblici, costituenti i clienti principali della società nostra assistita.

 

La Corte di Giustizia Tributaria di Primo Grado di Catanzaro, in data 09.05.2024 ha emesso ordinanza interlocutoria n. 569/2024 (RG 2247/2023) con la quale così statuiva:

“Vista l’istanza di sospensione dell’esecuzione dell’atto impugnato; letti gli atti, sentite le parti comparse e delibato il merito; ritenuti ravvisabili elementi dai quali dedurre la sussistenza del pericolo di un danno grave ed irreparabile, derivante dall’esecuzione dell’atto impugnato; visto l’art. 47, d. lgs. N. 546/1992 dispone la sospensione dell’atto impugnato e fissa per la trattazione della controversia l’udienza del…”