Società riceve la richiesta di un pagamento immediato di € 96.280,77, ma l’esito del giudizio scopre di avere un debito di soli € 12.009,44 con un “vantaggio” di € 84.272,33

La Corte di Cassazione cassa la sentenza della Corte d’Appello nella parte in cui statuiva la necessità di produrre i decreti ministeriali recanti la rilevazione del TEGM applicabile al trimestre di riferimento ai sensi della L. n. 108/96 per poter procedere all’accertamento del superamento del tasso soglia usura del tasso effettivo concordato in un contratto di leasing

(Corte di Cassazione – RG 16973/2017 – ordinanza 25299/2020 – Giudici Presidente Dott. Franco De Stefano, Consiglieri Dott.ssa Francesca Fiecconi, Dott. Gabriele Positano, Dott. Paolo Porreca, Consigliere Relatore Dott. Cristiano Valle

In riforma Corte d’Appello di Udine – sentenza n. 127/2018)

Una società di Storo (TN), che si occupa di costruzione di edifici, si rivolgeva a noi in quanto lamentava elevati oneri legati ad un leasing immobiliare.

I nostri periti eseguivano un’accurata perizia che accertava che il contratto di leasing prevedeva dei tassi effettivi superiori ai tassi soglia usura pro tempore vigenti.

Di conseguenza, i nostri legali, citavano la società di leasing chiedendo l’accertamento del superamento del tasso soglia usura e la restituzione di tutti gli interessi illegittimamente pagati dalla società nostra assistita.

In ordine alla contestazione di usurarietà delle condizioni economiche pattuite, provvedeva ad indicare nei propri atti, più volte, il tasso soglia rilevante alla data di sottoscrizione del contratto (, ritenendo di omettere, in assenza di contestazione, di produrre i decreti ministeriali recanti la rilevazione del TEGM applicabile al trimestre di riferimento ai sensi della L. n. 108/96.

Detta omissione non fu mai oggetto di specifica contestazione di controparte.

In esito al giudizio il Tribunale di Udine con la pronuncia di primo grado decideva nel merito anche sulle domande proposte dalla società resistente senza rilevare, anche solo velatamente, il mancato deposito dei decreti ministeriali recanti la rilevazione del TEGM applicabile ai trimestri di riferimento ai sensi della L. n. 108/96.

Sicché può affermarsi che il Giudice di primo grado aveva assunto la sua decisione applicando, in ordine al mancato deposito dei decreti ministeriali, il principio di non contestazione dettato dall’art. 115, comma 1, c.p.c. ritenendo quindi provato il tasso soglia di riferimento vigente al tempo della sottoscrizione del contratto, in quanto, appunto, mai contestato.

Ciò nonostante, costituendosi nel giudizio di secondo grado, la banca depositava comparsa con la quale, per la prima volta, contestava la mancata produzione da parte dell’appellante dei decreti ministeriali e quindi non provato il dedotto superamento del tasso soglia usura.

La Corte d’Appello di Trieste, con sentenza 127/2018, rigettava la censura relativa al superamento ab origine del tasso soglia usura discendente dalle condizioni economiche pattuite per il rapporto di leasing ritenendo non adempiuto l’onere della prova da parte dell’utilizzatrice per il mancato deposito dei decreti ministeriali che indicano il tasso soglia tempo per tempo vigente.

Ritenendo la sentenza erronea, i nostri legali predisponevano ricorso innanzi alla Corte di Cassazione sulla base dei seguenti motivi:

– la società di leasing aveva dedotto la mancata produzione dei decreti di cui sopra solo in appello e ciò in palese contrasto con il dettato imposto dall’art. 345 c.p.c. e più in generale degli artt. 24 e 111 Cost.. La deducente, infatti, preso atto di una tempestiva contestazione sul punto avrebbe potuto produrre il documento con le memorie concesse ex art. 183 VI co. c.p.c. nel rispetto dell’art. 2697 c.c.;

– la Corte d’Appello di Trieste, in sentenza, avrebbe dovuto applicare il divieto di nova sancito dall’art. 345 c.p.c., il che impone di considerare inammissibili non soltanto le nuove domande e le eccezioni in senso stretto, ma anche le cd. contestazioni nuove, ossia quelle non esplicate in primo grado, le quali comunque implicano una modifica dei temi di indagine;

– la Corte territoriale aveva violato il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato in ragione del quale il giudice “deve pronunciare su tutta la domanda è non oltre i limiti di essa” così come previsto dall’art. 112 c.p.c.. Infatti, la mancata produzione dei decreti ministeriali rimaneva superata dalla mancata contestazione nel giudizio di primo grado e, non potendo essere proposta in appello per quanto anzi dedotto, non poteva essere oggetto della pronuncia oggi impugnata;

– i decreti ministeriali devono ritenersi atti normativi, anche se di rango secondario, sicché deve ritenersi applicabile il principio “iura novit curia” dettato dall’art. 113 c.p.c. in base al quale il giudice ha il dovere di seguire ed applicare tutte le norme del diritto vigente indipendentemente alle indicazioni fornitegli dalla parte. I decreti ministeriali emanati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che stabiliscono i Tasso Soglia dell’usura ai sensi della Legge 108 del 1996 sono atti che possono essere definiti solo formalmente amministrativi, in quanto adottati da una Pubblica Amministrazione, ma sostanzialmente normativi, con il carattere dell’innovatività, considerata come attitudine ad immettere nuove norme nell’ordinamento giuridico, ed in quanto tali essi – al pari della legge e di tutti gli atti aventi forza di legge – sono soggetti al principio “iura novit curia” dettato dall’art. 113 c.p.c.. 

La Corte di Cassazione, con ordinanza 25299/2020, ha accolto integralmente il ricorso proposto dai nostri legali e ha rinviato alla Corte d’Appello di Trieste, in diversa composizione, la quale nel procedere al nuovo esame si dovrà attenere ai principi affermati in particolare:

“Le prescrizioni dei decreti ministeriali di fissazione del tasso soglia rilevante ai fini dell’individuazione dell’usurarietà degli interessi concernerti i rapporti bancari hanno, nella fase dei giudizi di merito, natura integrativa della legge penale e civile e, pertanto, devono essere conosciute dal giudice ed applicate alla fattispecie, indipendentemente dall’attività probatoria delle parti che le abbiano invocate, essendo disposizioni di carattere secondario, continuamente aggiornate, che completano il precetto normativo. Detto giudice, quindi, a prescindere dalla mancata produzione dei menzionati decreti, può acquisirne conoscenza o attraverso la sua scienza personale e con la collaborazione delle parti o con la richiesta di informazioni alla P.A. o con una CTU contabile; tale attività, al contrario, è preclusa in sede di legittimità, ove è inammissibile l’ingresso di documentazione non prodotta nei precedenti gradi e non può trovare spazio, con riferimento ai menzionati decreti, il principia di “iura novit curia”, trattandosi di atti amministrativi.”